Colombia: l'oro sostituisce la coca, ma le foreste continuano ad essere sacrificate
L'oro ha sostituito la coca come principale motore delle economie illegali in molte aree della Colombia, ma il prezzo è altissimo: foreste tropicali devastate, fiumi contaminati e diritti delle comunità indigene e contadine calpestati. Dietro il valore del metallo prezioso si nasconde un modello estrattivo che alimenta conflitti e distrugge gli ecosistemi più preziosi del pianeta.
Per anni la coltivazione della coca è stata considerata il simbolo dell'economia illegale in Colombia. Oggi, tuttavia, un'altra forma di sfruttamento sta assumendo un ruolo sempre più centrale: l'estrazione illegale dell'oro. Come evidenzia un'analisi dell'Instituto de Estudios Políticos dell'Universidad de Antioquia, il metallo prezioso è diventato una delle principali fonti di finanziamento delle economie criminali, al punto da essere definito "la nuova cocaina legale della guerra".
Questo cambiamento rappresenta un paradosso. Mentre le politiche pubbliche continuano a concentrarsi sul contrasto alla produzione di cocaina, l'estrazione dell'oro avanza silenziosamente nei territori più ricchi di biodiversità del Paese, provocando distruzione ambientale, violazioni dei diritti umani e nuovi conflitti sociali.
L'oro gode di uno status particolare nell'economia globale. Considerato un bene rifugio, simbolo di ricchezza e di accumulazione patrimoniale, alimenta una domanda costante sui mercati internazionali. Dietro lingotti, gioielli e investimenti finanziari si nasconde però spesso una realtà ben diversa: foreste tropicali devastate, corsi d'acqua contaminati dal mercurio, perdita di biodiversità e comunità costrette ad abbandonare i propri territori.
Le regioni amazzoniche e del Pacifico colombiano, abitate da popolazioni indigene, comunità afrodiscendenti e contadine, sono tra le più colpite. Qui l'espansione dell'attività mineraria, legale e illegale, modifica profondamente gli ecosistemi, frammenta il tessuto sociale e alimenta la presenza di gruppi armati che competono per il controllo delle risorse naturali.
Per molte comunità locali, la foresta non rappresenta una riserva di materie prime, bensì uno spazio di vita, cultura e spiritualità, custodito attraverso pratiche di gestione sviluppate nel corso di generazioni. Questi territori hanno mantenuto il loro equilibrio proprio grazie alla relazione di rispetto instaurata con la natura.
L'espansione dell'estrattivismo ripropone invece un modello economico che numerose organizzazioni della società civile definiscono una forma di continuità del paradigma coloniale: le ricchezze naturali vengono estratte per soddisfare la domanda dei mercati globali, mentre i costi ambientali e sociali ricadono sulle popolazioni che abitano quei territori. Le conseguenze sono la perdita di sovranità territoriale, il degrado ambientale, i conflitti, gli sfollamenti e le violazioni dei diritti collettivi.
Secondo Elisa Norio, attivista di Salviamo la Foresta, «la crisi colombiana dimostra ancora una volta che non basta sostituire un'economia illegale con un'altra attività estrattiva altrettanto distruttiva. L'oro è oggi una valuta globale e un simbolo di accumulazione e ricchezza, ma il suo valore economico non può essere misurato ignorando il prezzo pagato dalle foreste tropicali e dalle popolazioni che le custodiscono. La tutela delle foreste richiede un cambiamento più profondo: riconoscere il valore dei territori conservati dalle popolazioni indigene e contadine, rafforzarne i diritti e promuovere modelli economici che rispettino i limiti ecologici del pianeta. Le miniere rappresentano ancora un retaggio coloniale che continua a sacrificare ecosistemi e comunità sull'altare dello sfruttamento delle risorse naturali. Senza questa consapevolezza sarà impossibile preservare il pianeta».
Da anni Salviamo la Foresta denuncia gli impatti dell'industria mineraria sulle foreste tropicali e sostiene le comunità che difendono i propri territori. La situazione colombiana dimostra quanto sia urgente affrontare le cause profonde dell'estrattivismo e promuovere un modello di sviluppo fondato sulla tutela degli ecosistemi, sul rispetto dei diritti dei popoli indigeni e delle comunità contadine e sulla valorizzazione delle forme di gestione tradizionale dei territori.
Le foreste tropicali sono tra i più importanti alleati nell'affrontare la crisi climatica e la perdita di biodiversità. Difenderle significa anche difendere le persone che le proteggono da secoli. Il Governo colombiano ha oggi la responsabilità di garantire che questi territori ancestrali siano preservati dalle pressioni dell'estrazione mineraria e che le politiche di contrasto alle economie illegali non si traducano semplicemente nella sostituzione di una forma di sfruttamento con un'altra. La salvaguardia delle foreste e dei diritti delle popolazioni che vi abitano rappresenta una condizione indispensabile per costruire un futuro realmente sostenibile.